le candidature ufficiali
Il giorno dopo il Natale. Cenoni e pranzi allargati, come da tradizione, non sono l’unico pensiero, quest’anno. La crisi ha cambiato le regole da tempo. L’incertezza sul futuro della nostra economia e sull’identità di chi prenderà il posto di Monti, se non sarà lo stesso Monti a continuare a scrivere le regole di un Paese ormai privo di regole, aumentano il sapore amaro che neppure il più dolce dei dolci riesce a cacciare. Ci sono di nuovo le primarie. Parlamentarie, come qualcuno le ha definite.
Poco chiare le modalità. Si dovrebbero costituire i seggi di Sel e quelli del Pd. Gli elettori delle primarie “prime”, quelle che hanno incoronato Bersani e deluso tutti gli altri (da Renzi a Vendola, passando per Puppato e Tabacci) potranno ritornare ad esprimere le proprie preferenze per scegliere i candidati al Parlamento.
Non è chiaro se gli aventi diritto al voto potranno partecipare a entrambe le primarie. O meglio: è chiaro, perché in realtà dovrebbero scegliere, ma è altrettanto chiaro che non ci saranno controlli incrociati post-voto, per verificare se qualcuno ha optato per il doppio voto.
Non è chiaro quali posti saranno riservati a chi vincerà le primarie. O meglio: anche questo è piuttosto chiaro, visto che Sel ha già indicato i nomi dei 23 “eletti” non dal popolo ma dalla segreteria nazionale a fare le “teste di lista”, e dunque chi arriverà primo alle primarie di Sel sarà comunque secondo, terzo o quarto nelle liste dei candidati per il 24 febbraio. Altrettanto varrà per il Pd, non essendo stato spiegato come influirà la riserva del 10% bloccata da Bersani, ancora senza identità sui nomi, nonostante quelli che chiunque continua a fare giurando che Tizio è dentro, Caia è fuori.
Non è chiaro chi andrà a votare, chi preferirà le feste natalizie. Ma è chiaro quello che sta succedendo all’interno delle segreterie di partito. Non si festeggia. Ci sono due, tre giorni di campagna elettorale. Si deve continuare a correre.
Entrando in casa Sel, quella cui mi sarei rivolta con la mia scelta di voto se non fossero successe tante, troppe cose in questa pazza corsa verso il nulla, le indicazioni sono secche: in Calabria (come in Marche, Liguria, Friuli-Venezia Giulia) “verranno presentate liste uniche per Camera e Senato”. Poco importa se alcuni dei candidati non hanno l’età per il Senato. Si stabilirà come procedere dopo il voto. Forse.
Ieri mattina, mentre ciascuno di noi si lasciava riscaldare dai propri affetti sotto l’albero, il commissario di Sel in Calabria, Andrea Di Martino, si è seduto alla scrivania per spiegare la sua “rivoluzione gentile”. Scrive Di Martino: “Sono stato indicato alle primarie di SEL per scegliere i candidati al Parlamento in Calabria. È stata una gioia per me essere designato. Ed è un onore concessomi l’adesione alla mia candidatura di tanti e tante. È una nuova sfida, dopo due anni passati in questa terra meravigliosa e dannata. Ho avuto la fortuna di incrociare sul mio cammino donne e uomini che, con entusiasmo e passione, hanno favorito l’avvio del cambiamento di SEL in Calabria. Ho accettato, per aprire una nuova era, una rivoluzione gentile, che rompa con trasversalismi e malgoverno. Prendiamo nelle nostre mani il presente ed il futuro della Calabria, ridoniamole la speranza, dedichiamole amore. Ne ha bisogno questa terra ne hanno bisogno i Calabresi. Il 29 dicembre venite nei nostri circoli e scegliete il cambiamento. Date fiducia a Sel e se ritenete che io possa continuare a lavorare per la rivoluzione gentile in Calabria concedetemi l’onore del vostro voto”.
C’è anche il suo nome, tra i dieci (5 uomini e 5 donne) che corrono per la Calabria.
Ieri è iniziata anche la brevissima campagna elettorale. Sui social network, al telefono, con comunicati stampa.
Oltre ad Andrea Di Martino c’è Ferdinando Aiello, giovane cosentino (è del 1972) che da dipendente regionale è diventato consigliere regionale con meno di 4.000 voti, eletto nella Federazione della Sinistra.
C’è Antonio Iovene, detto Nuccio, senatore da due legislature, eletto nel 2001 con l’Ulivo, collegio di Vibo Valentia, nel 2001 con l’Ulivo, riconfermato nel 2006 fra le file dei Democratici di Sinistra, in sostituzione di Nicola Latorre che optò per la circoscrizione Puglia, dal 2010 membro dell’assemblea nazionale di Sel.
C’è un precario “grecanico” Lsu, Aurelio Monte, che si affida a un comunicato: «Voglio mettermi in gioco mettendoci nuovamente la faccia. Da precario non posso non capire o disinteressarmi di ciò. Una persona che non può restare indifferente ai problemi della nostra Calabria perché li vive in prima persona non godendo di nessuna posizione privilegiata. Questa è la nostra occasione, non facciamocela scappare».
Completa la cinquina degli uomini Antonio Palermo, che ha affidato a YouTube la propria campagna elettorale. Giovane ingegnere cosentino, si è candidato per “la voglia di cambiare le cose”, espresso dai circoli universitari di Sel, e racchiude il programma elettorale in tre parole: “lavoro e reddito, ambiente/territorio e cultura. Combattiamo per il Reddito D’Esistenza, una forma di sostegno al reddito è necessaria per evitare che la struttura sociale collassi su se stessa. Senza reddito non c’è lavoro, e senza coesione sociale non esiste la società“.
Poi ci sono le cinque donne.
C’è Lucrezia Bruno, segretaria Sel di Crucoli, medico chirurgo crotonese specializzata in psicoterapia e neuropsichiatria.
C’è Eva Catizone, pasionaria già sindaco di Cosenza, che dedica la propria candidatura “ad una donna, ad Anna Maria Longo, consapevole che oggi ne sarebbe stata assai fiera”. Spiega di essersi candidata “per dare voce alle donne ed agli uomini di questa straordinaria terra di cui con orgoglio rivendico l’appartenenza. Per nuove forme d’equità e giustizia sociale, in difesa degli ultimi e dei meno garantiti. Per nuovi diritti. Lo faccio per riportare in Parlamento una nuova sinistra capace di rappresentare una Regione così mortificata e testimoniare che esiste un Sud straordinariamente differente e bello”.
C’è Laura Cirella, la più giovane dei dieci, segretaria provinciale reggina di Sel, convinta, come scrive nel documento di presentazione della sua candidatura, che “se esiste una politica diversa so anche che esiste una Calabria diversa. Diversa da quella del modello Reggio, diversa dagli scandali, dal malcostume e dalle logiche spartitorie di potere dove i cittadini vengono dequalificati a clienti, il lavoro diventa merce di scambio, i diritti diventano favori. È la Calabria pulita di chi denuncia il pizzo, di chi si oppone al giogo mafioso, di chi non si rassegna”.
C’è Silvia Gagliardi, che mi perdonerà, ma davvero non sono riuscita a trovare informazioni su di lei.
C’è, infine, Marisa Gigliotti, nel 2010 presidente di Slow Food Calabria “dopo la decennale ed apprezzata esperienza di fiduciaria Slow Food Condotta di Soverato”, oggi componente della Segreteria regionale di Slow Food.
Dieci nomi, che gli elettori calabresi di buona volontà potranno scegliere in tutta la regione, sperando che rimanga, per chi di loro riuscirà a ottenere più voti, un posto al sole dietro a quelli “eletti” senza il passaggio obbligato dalle primarie. Sono già tre, i calabresi della rosa dei 23. Chissà se per loro ci saranno collegi diversi da quelli della punta dello stivale.














QUANDO LA DIFFERENZA LA FANNO I FATTI: PD-SEL SOGNO DI UNA POLTRONA DI MEZZA ESTATE
INGROIA
“…….. NOI INVECE CANDIDIAMO IL FIGLIO DI PIO LA TORRE ……….”
GRASSO
“……. A BERLUSCONI IO DAREI UN PREMIO PER LA LOTTA ALLA MAFIA……………”
CARO PD GIA’ CHE CI SEI E CI FAI, CANDIDA MARCELLINO PANE E VINO, MAGARI, CON QUEL POCO DI SEL CHE VI RESTA, COSI GIUSTO PER FARE UNA BELLA SVOLTA A SINISTRA,
PERO’ ATTENTO CHE DIETRO CI POTREBBE ESSERE UN BEL MURO SU CUI ANDARE A SBATTERE SI SI PROPRIO UN BEL MURO QUELLO DELLA VERGONA PERENNE.
O BELLA CIAO, O BELLA CIAO, ……. SE MAI CI SEI STATA BATTI UN BEL COLPO E NON NE PARLIAMO PIU’
UBER ALLES O MIEI “PRODI”, MONTI VI ASPETTA A BRACCIA APERTE, IO NO ………………