La programmazione dei canali della Tv italiana , in questi anni, ci ha abituati ad un parterre di film e trasmissioni che spesso si sono contraddistinti per il loro “basso contenuto artistico” e per la loro totale mancanza di gusto. Ma, come nelle peggiori famiglie, quando pensi di avere assistito a tutto l’inguardabile e l’intollerabile, ecco che arriva la botta che ti sorprende e ti sconvolge.
Così salta fuori che la compagnia televisiva del signor Berlusconi, la ditta Mediaset, decide di girare una fiction dal titolo “Pupetta – Il coraggio e la passione”.
Voi direte vabbé che originalità: sarà la solita commediola da 4 soldi di Canale 5 con il Gabriel Garko di turno. Lo pensavo anche io. E invece no!
La fiction Mediaset, dal titolo nobile (“coraggio” e “passione” sono qualità importanti, almeno così dice lo Zingarelli) è ispirata e “dedicata” alla signora Assunta “Pupetta” Maresca, meglio conosciuta come “lady camorra”.
Proprio così, perché la signora Pupetta altri non è che una nota camorrista, in “attività” tra il 1955 e il 1990, legata sentimentalmente a due famosi boss (Pasquale Simonetti e Umberto Ammaturo), mandante di alcuni omicidi e vera e propria “donna di clan”.
Chiariamoci, se questo fosse un film “racconto” su una storia di mafia, poco o nulla ci sarebbe da dire. Il problema si pone invece perché in questa fiction la signora Pupetta viene mostrata come una donna forte, coraggiosa, determinata, una donna ribelle ed appassionata. Da criminale viene trasformata in un’eroina, in un modello di donna “che non si piega davanti a nulla e che combatte per le sue idee”.
Poco importa a Mediaset, al regista ed agli attori, che quelle siano idee di morte, di delinquenza, di sangue.
Una camorrista, una rappresentante della peggiore criminalità esistente viene portata a modello di forza e determinazione così, senza vergogna, con una naturalezza che fa quasi spavento. Spavento, paura, orrore. Orrore di quella società che trasforma i carnefici in eroi, in modelli da seguire ed imitare. Paura di ciò che queste figure rappresentano. Spavento per il messaggio sbagliato e terribile che una fiction del genere può trasmettere alla gente, allo spettatore.
La televisione è, ancora oggi, il principale mezzo di informazione della maggior parte delle persone. I messaggi che veicola entrano prepotenti nella testa di tutti e, in qualche maniera, la condizionano.
Questo fenomeno deve essere considerato e non può passare inosservato. Non si può pensare di non avere responsabilità quando una criminale viene trasformata in una “martire del femminismo”, in un modello di coraggio e onore.
Ognuno di noi deve denunciare queste manifestazioni, sotto qualsiasi forma si presentino: è nostro compito “educarci” al giusto, difendendoci da falsi idoli. Perché, parafrasando De Andrè, “nessuno di noi è assolto, siamo inevitabilmente tutti coinvolti”.


chi era Pupetta Maresca
la fiction su Mediaset











non ho visto la fiction e non mi esprimo nello specifico (ma la fiction italiana è generalmente di qualità inferiore alla serialità americana, penso ai Soprano per restare in tema di crimine organizzato). Penso comunque che la narrativa ha il diritto di raccontare anche il crimine ( a citare gli esempi cinematografici e televisivi anche di grande rilievo) nella maniera che ritiene, ciò che conta è che i personaggi siano caratterizzati in maniera plausibile e credibile e coerente con la storia